lunedì 3 novembre 2008

New Mersey, Old Grace

"Non conosciamo, per esempio, di che sostanze è composta la rosa, come germina, come si nutre, come respira, come cresce, come fiorisce, come prolifica; ma, benchè una rosa non pensi, potremo noi, per nostro uso, rifarci ad una rosa?"

Ti ho schiantata. Tarpata. Ti ho pietrificata nel ricordo. Fotografata, di una fotografia allucinata, svuotata del tuo licore naturale, sei piena di liquido divino. Sezionarti è stato un compito tremendo. Ho conosciuto la solitudine coatta, la follia, il disprezzo degli altri, il fremere dei cattivi giudizi.
E ora, che sei immortale? Ora che ti ricorderò, inverata e idealizzata, per sempre? Ora che mi resta da fare se non sacrificare il mio tempo e il mio desiderio alla tua copia? Cosa fare del tuo sorriso? Cosa dei tuoi capelli?

Come frenare il ricordo che si è fatto sempiterno? Come non volerti più bene?

Giudica tu, Tempo, amico mio, quanto sia insopportabile codesta condizione. Guarda tu, giù dal tuo scranno.

I suoi seni premono ancora sul mio petto, la sua bocca dolce è ancora più morbida.

Dove sei, un tempo odiato oblio?

Lo so, sei in fondo al bicchiere. Sei creta nelle mani dell'artista, sei il vento che scompiglia i capelli del viandante. Sei l'auto che sfreccia. Sei lo sguardo irrazionale, sei la famelica scollatura, sei la calza di seta, lo stivaletto, il bracciale, l'azzurro sotto gli occhi.