domenica 22 marzo 2009

Ancora da leggere


Lui pensava a tutti i romanzi che non aveva ancora letto. Pensava, per rimanere in quella stanza grigia, a tutti i libri con le copertine millecrome che lo guardavano interrogative. Pensava a quella ragazza quasi corpulenta che gli era rimasta in testa, mentre studiava al banco di fianco al suo, quando ancora frequentava l'università.

Simultaneamente pensava a quella faccia cisposa, unta, deprorevole con cui era malauguratamente venuto quasi a contatto, quel giorno, mentre camminava per -non sa più nemmeno lui quale- strada.

Pensava insomma a tutto i modi di intendere una vita che non aveva ancora preso in considerazione. La precisione cosmica e panteistica di quel suo amico analista, o ancora, il distruttivo e compulsivo disordine, che finiva paradossalmente per rivelarsi una segreta regola di un'ordinato caos, che governava stanza, vita e rapporti personali di un suo amico liceale.

Finiva di divorare le pagine di un altro libro così. Avidamente. Tra indice e polpastrello scorrevano veloci le pagine che lo dividevano dalla parola "FINE" scritta a grandi caratteri svolazzanti, quasi vittoriani, a pagina 437.

Lui finiva per credere, insomma, che quel libro, che, certamente, era un classico, non fosse interessante tanto per quei segni neri, fieramente disposti a formar parole, ma piuttosto per quelle pagine bianche, che i segni sorreggevano.

Era, si pensava debolemente di poi, non tanto quel libro famoso di quell'autore famoso, ma un libro molto generico, quasi generalista.
Un libro di Natura.

Suo padre aveva messo su un disco e il padellone gracchiava nel grammofono. Il silenzio patetico finì per essere squarciato sulle note della Count Basie Orchestra, alias Non Puoi Tenere I Piedi Fermi.

Eppure il nome della canzone lui non lo ricordava. Girò lo splendido contenitore dell'LP, che odorava di fumo di pipa e polvere. Era il terzo solco. Il titolo della canzone era ancora da leggere.