
Shakespeare non si studia abbastanza nella nostra provincia di impero.
Farei volentieri a meno di quel suo esser così poco ortodosso nel
parlare degli uomini, non so perchè. Lo trovo lucido e cattivo con gli
uomini...tanto quanto sanno essere lucidi e cattivi gli uomini. Eppure
non è possibile di fare a meno di lui, no proprio no.
Osservavo il distendersi dei periodi inglesi e della traduzione
italiana senza capire, veramente il senso profondo di quello che Willy
c'aveva da dirmi. Eppure la possanza, la prestanza, la potenza della
sua poesia sono giunte ai miei occhi intatte. Alla mia mente, intatta
dal ciarpame di marketing cui è sottoposta, sono arrivate intatte.
La bellezza di una "intelligenza vacua", di una mente che vuol
pascersi di sogni e che è reticente al risveglio, pur con l'affollarsi
di altri più concreti e seri pensieri.
Riflettevo su questo fatto e mi accorgevo che quel che mi dicono
spesso amici, conoscenti e anche parenti, è che io son cresciuto nella
bambagia. E' che se assai spesso non odio davvero, se non riesco a
auguare al mio prossimo altro che un bene disinteressato, non è perchè
io sia buono o più buono d'altri. E' semplicemente perchè la vita non
mi ha tirato troppi calci nel culo. Qualcuno si, che fa anche bene.
Ma questo mio permettermi di star sospeso, questo considerare e voler
riconsiderare diverse e anche opposte posizioni....questo mio
anarchismo evanescente...io posso permettermelo perchè sono solo un
borghese. Borghese nel senso piu classico del termine. E se io sto
male, rapportandomi a questo leviatano di carni e ossa e materia
inorganica comunemente detta merda che è la nostra società è solo per
questa semplice e molto marxista ragione.
Va bene anche così, intendiamoci, ma Barbara, dobbiamo renderci conto
di chi siamo. Di chi sono io e in ultima analisi di chi sei anche tu.
Non è una questione, non solo almeno, economica.
Di dire e di pensare certe cose...citandoti a braccio direi di
"gustare il prelibato frutto della poesia" ci qualifica. Ci fa
riconoscere vicendevolmente. Ci emargina. Io, come te, credo, sono il
frutto della scolarizzazione, del disegno gramsciano -purtroppo a
lunghi tratti dimenticato e oggi completamente straziato- di proporre
la cultura (kultur in accezione etico-teutonica) :) a chi in
precedenza non era proprio concesso di parlar di poesia, di
sovvertire, di conoscere i trucchi, i meccanismi, le falsità che
sorreggono il potere.
E' bene averne coscienza.
In questo senso, io credo, sognare sia vitale.
E bada, non contrappongo questo sognare a quel galleggiare di cui si
parlava in una mail precedente. Vedo tutte queste due cose, anzi, come
due parti del medesimo prodotto. La vita moderna. Forse sia
moderno che contemporaneo non son termine adatti. Meglio dire, forse,
per tentare di spiegarmi, proprio EFFIMERO. Parlo cioè della vita che
dura un giorno. La vita giorno per giorno. Tante vite, quante sono i
giorni.
